Cellulare in classe: sì o no?

Alcuni vincitori e alcune vincitrici di Opera Prima hanno trascorso una giornata a Trieste presso la sede dell’associazione Parole O_stili. Proprio perché rappresentano le nuove generazioni e vivono la scuola ogni giorno, abbiamo voluto chiedere a loro un parere su un tema che li riguarda da vicino: il divieto di utilizzare il cellulare in classe. E se da un lato le loro risposte condividono tutte un fil rouge di ambivalenza nei confronti del divieto, che percepiscono come positivo e negativo al tempo stesso, dall’altro ciascuno e ciascuna di loro ha portato in tavola prospettive e punti di vista che forse varrebbe la pena considerare. Queste le loro riflessioni.

Electra: “Evitare completamente l’uso del telefono, incluso quello a scopo didattico, non ci permette di capire al meglio. Ad esempio se ci chiedono di fare delle presentazioni, [il divieto ] non ci permette di usare il telefono che potrebbe essere un ponte tra quello che dobbiamo fare e come lo facciamo.”

Greta: “Ho quasi la sensazione di essere trattata da bambina se [il telefono] mi viene semplicemente tolto e messo in una scatola, soprattutto perché se non mi viene insegnato a scuola a gestirlo e un domani non ho nessuno che me lo toglie e me lo vieta, allora lo userei continuamente.”

Martina: “Ormai è stato imposto questo obbligo, si dovrebbe trovare una soluzione a fare sempre attività didattiche con un altro dispositivo.”

Nino: “Il fatto è anche che il professore dovrebbe rendere la lezione più interessante, più coinvolgente, per far sì che l’alunno abbia voglia di partecipare e che si interessi di ciò che si sta parlando.”

Dario: “Se viviamo con il telefono, non ce ne puoi privare sempre. È giusto però perché, come dicono tutti gli adulti, non possiamo usare sempre il telefono.”

Andrea: “Avere un divieto mi rende insofferente, perché peggiora la situazione. Più ci fanno torti e più noi ci ribelliamo, se pensano di farci migliorare sbagliano.”